La quarta edizione del Premio Giuseppe Bepo Maffioli si configura come un vero e proprio passaggio di testimone all’interno di GEA.25 – WOR(L)DS, assumendo un ruolo centrale e strutturale nel percorso del festival. Il Premio occupa due giornate non in modo occasionale, ma perché diventa l’erede diretto di GEA., concentrandosi in modo dichiarato e radicale sulla drammaturgia contemporanea come asse portante del progetto. Questa edizione rappresenta una fase di attraversamento e di preparazione: uno spazio esteso di riflessione e rilancio, pensato per costruire le basi del futuro PGBM, che si configurerà come evento autonomo e completo, interamente dedicato alla scrittura teatrale e ai nuovi linguaggi della scena. Tra le principali novità, l’introduzione della sezione Under 35 – PGBM.U-35, pensata per sostenere e valorizzare le nuove generazioni di autori, accanto al concorso principale. Confermati il premio in denaro e la lettura scenica dei testi vincitori, così come il modello partecipativo che affianca giuria tecnica e giuria popolare, consolidando il Premio come spazio di sperimentazione, confronto e apertura verso la drammaturgia italiana contemporanea.
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PGBM
2025
di Federico Malvaldi
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PGBM.U-35
Premio autrici e autori under 35 2025
CNOSSO
di Eleonora Fedeli
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PGBM.pop
Premio Giuria Popolare 2025
IL SOFFIO DEL SUGGERITORE
di Francesco Scotto
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MENZIONI SPECIALI
I TRAVAGLIATI
di Giuliano Scarpinato e Roberto Castello
SI STA BENE ANCHE SENZA
di Natalia Magni
foto di Ottavia Salvadori
MATERIALI PGBM.25
MATERIALI PGBM.25
MATERIALI PGBM.25
MISE EN LECTURE
GLI ULTIMI GRANELLI DI SABBIA di Federico Malvaldi
data: 6 luglio 2025
luogo: Teatro Comunale Mario Del Monaco – Treviso
regia: Filippo Dini
cast: Alex Cendron, Irene Curto, Filippo Dini, Laura Serena, Davide Strava
illustrazioni: Eleonora Caprara
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SINOSSI
Gli ultimi granelli di sabbia racconta il tempo fragile e sospeso di una famiglia costretta a confrontarsi con la malattia e con l’idea della fine. Attorno a Enea, padre e marito segnato da un tumore in fase avanzata, si muovono Miriam e i figli, divisi tra la necessità di prendersi cura, il desiderio di normalità e l’urgenza di dire ciò che è rimasto in sospeso. Tra una casa popolare, l’ospedale e il mare, luogo simbolico di memoria e commiato, il testo attraversa mesi di attesa, piccoli gesti quotidiani e dialoghi intimi, alternando ironia, rabbia e tenerezza. Una drammaturgia essenziale e profondamente umana che indaga il legame familiare nel momento in cui il tempo si restringe e ogni parola diventa necessaria.
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MOTIVAZIONE
Per la capacità di raccontare emozioni universali che attraversano le generazioni.
Perché, con dialoghi vivi e incisivi, mette in scena legami familiari autentici,
pieni di tenerezza, rabbia, ironia e cura.
Per la semplicità apparente di una scrittura che custodisce una profonda sapienza drammaturgica.
Perché commuove senza retorica e sa parlare con forza e pudore
al cuore di ogni spettatore.
foto di Ottavia Salvadori
CNOSSO di Eleonora Fedeli
data: 5 luglio 2025
luogo: Ridotto del Teatro Comunale Mario Del Monaco – Treviso
regia: Angelo Callegarin
cast: Angelo Callegarin, Francesca Carrain, Braxton Cazzin, Ines Gava, Alessandro Marchi, Leonardo Rigato, Sveva Santinon, Samantha Silvestri
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SINOSSI
Cnosso è una favola nera e contemporanea che trasforma un palazzo isolato in un labirinto, fisico e morale, dove una coppia di potere tenta di controllare ciò che non può essere nominato. Quando un desiderio inconfessabile rompe la facciata della “famiglia perfetta”, la casa si chiude, i corridoi diventano trappola e attorno ai due si raccoglie una piccola comunità forzata, una cuoca, un medico, un’ostetrica, un inventore con suo figlio, chiamata a convivere con il segreto e con le sue conseguenze. Tra dialoghi feroci, ironia corrosiva e una tensione che cresce scena dopo scena, il testo intreccia mito e cronaca, riecheggiando Cnosso, il Minotauro, Dedalo e Icaro, per interrogare vergogna, responsabilità, potere e desiderio di libertà: cosa siamo disposti a sacrificare pur di non farci vedere, e quale prezzo paghiamo quando il labirinto diventa casa.
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MOTIVAZIONE
Per una riscrittura del mito che affonda con coraggio nella materia archetipica.
Perché, con una lingua evocativa e precisa, costruisce un mondo sospeso e insieme riconoscibile,
dove il passato parla il linguaggio ferito del presente.
Per la delicatezza con cui attraversa trauma e violenza, restituendoli al pubblico come domande necessarie.
foto di Ottavia Salvadori

















